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Morte a Venezia

15.00 / Sold Out

Dying in Venice.
Spending a whole night out in Venice feels like dying and be reborn, better the next day. I photographed what I did not want to photograph, and have not photographed what I wanted to photograph, I photographed to make my way through and get noticed by mice that live in total freedom at night as if they were hamsters or pets. I photographed myself to keep me awake and not to faint in the toilet of the station of Saint Lucia and the benches that lead to the arsenal.
I photographed the darkness of the alleys and the streets with my flash (always flash, how could I do without him?). Venice is like a luxury maze where you want
to lose yourself, yet also very difficult to document because there are beautiful postcards out there, which you can buy without bothering to remake the picture, resulting uglier in some cases. I think one should buy the postcards and sign them as they were his own! In the end I fought all night against the ideas that came up to take the work home, but I have finally won and I photographed my moods, the fear of the dark, the mice and myself. Self-portraits really helped me and sometimes the camera was about to fall off my hands. One thing that made me feel good was to put my slippers on, it made me feel better and I liked walking in total silence to hear the noise the slippers made.

jacopo Benassi

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Morire a Venezia.
Passare una notte intera in giro per Venezia è un po’ come morire e rinascere, migliori il giorno dopo. Ho fotografato quello che non volevo fotografare e non ho fotografato quello che avrei voluto fotografare, ho fotografato per farmi strada e farmi notare dai topi che la notte vivono in totale libertà come se fossero criceti o animali domestici. Mi sono fotografato per tenermi sveglio e non svenire nel cesso della stazione di Santa Lucia e nelle panchine che portano all’arsenale. Ho fotografato l’oscurità dei vicoli e delle callI con il mio flash (sempre il flash, come potrei vedere senza di lui?). Venezia è come un labirinto di lusso dove vuoi perderti, ma anche molto difficile da documentare perché ci sono cartoline bellissime, che puoi comprare senza stare a rifare la foto, anche più brutta in alcuni casi. Secondo me uno dovrebbe comprare le cartoline e firmarle come se fossero sue! Alla fine ho combattuto tutta la notte contro le idee che mi venivano, per portarmi a casa il lavoro, ma alla fine ho vinto io e ho fotografato i miei stati d’animo, quel momento che era la paura del buio, i topi e me stesso. Gli autoscatti mi sono serviti veramente e in alcuni casi la macchina stava per cadermi dalle mani. Una cosa che mi ha fatto stare bene è stata quella di mettermi in ciabatte, mi ha fatto stare meglio e mi piaceva nel silenzio più totale sentirmi camminare con il rumore che fanno le ciabatte.

jacopo Benassi